PUBBLICAZIONI
L’ARTE DEI PURI
Quando la poesia rinasce e il manicomio muore
A CURA DI: P.G. LUCCHINI, A.TESTA, R.CASTELLI
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
(prefazione di MARIA RITA PARSI, con il contributo di E. TADINI, G. DI FIDIO; G:R: PICCOLI; G: VICENTINI)
Edizioni LARUS srl –Bergamo Italy
(finito di stampare nel mese di Luglio 1999)
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )
La chiusura di un “manicomio” e l’apertura al “territorio” rappresentano un momento fondamentale per ogni città: in altri termini, la crescita civile e sociale della cittadinanza si misurano soprattutto sulla capacità che ogni cittadino possiede ed esprime nell’accogliere l’Altro, il diverso, il “malato”.
Se ciò non avviene, l’origine della ferita che fu prodotta nei secoli attraverso la segregazione e l’internamento negli istituti manicomiali di tante persone, continuerà a sprigionare sangue e contraddizioni.
L’Arte dei puri, si pone come commento di verifica e di confronto con la città, come “termometro” culturale e civile delle nostre intelligenze. L’Arte dei puri sancisce la definitiva chiusura del “manicomio”, e getta le fondamenta di una struttura sociale più equa e più aperta nei confronti dei pazienti psichiatrici.
Testimone di tutto ciò, è la Fondazione “Emilia Bosis”, che con le proprie strutture architettoniche e comunitarie, con la propria equipe professionale e con una filosofia di lavoro radicata negli anni, ha inteso proseguire sul territorio un forte lavoro di riabilitazione e di risocializzazione a favore dei pazienti psichiatrici.
Un grazie infinito e sincero ad Emilia Bosis, che con un atto filantropico e benefico ha aperto le porte dell’Arte dei Puri, facendo rinascere in tutti noi nuova voglia di vivere e di lottare insieme contro le ingiustizie sociali.
Le idee comuni nell’ambito della malattia mentale, e una visione culturalmente riabilitativa dell’utilizzo dell’arte come momento pregnante di una crescita umana, soprattutto per i pazienti psichiatrici, hanno prodotto l’Arte dei Puri.
Per informazioni o acquistare il libro rivolgersi a:
Ufficio amministrativo “Cascina Germoglio” Verdello tel. 035-4813807 dal lun al ven. 9.00-12.00 Sig.ra Elena o Marco Facoetti
Ufficio amministrativo Bergamo (Via Mentana) tel. 035-315409 dal lun. al Ven. 9.00-14.00 Sig.ra Anna
LIBERAMENTE IN PATAGONIA
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MARZO 2002
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E ancora: “libertà finita che non è prima, che non è iniziale; ma in una responsabilità infinita in cui l’altro non è altro perché urta e limita la mia libertà, ma in cui egli può accusarmi fino alla persecuzione poiché l’altro, assolutamente altro, è altri”.
In quest’ottica, la riabilitazione psichiatrica diviene poesia, letteratura esistenziale, vocabolario dell’anima e soprattutto una avventura autentica tra le meraviglie della natura: da Buenos Aires a Puerto Natales alle pendici delle Torri del Paine in Cile, dall’incantevole laguna Amarga a El Calafate al possente ghiacciaio Perito Moreno, dalla solitaria laguna Capri a El Chalten alle pendici dei maestosi Fitz Roy e Cerro Torre sino al deserto patagonico del lago Viedma, ed infine alla incontaminata natura della Peninsula di Valdès.
Un’esperienza di vita.
In comune.
Liberamente in Patagonia.
Per informazioni o acquistare il libro rivolgersi a:
Ufficio amministrativo “Cascina Germoglio” Verdello tel. 035-4813807 dal lun al ven. 9.00-12.00 Sig.ra Elena o Marco Facoetti
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KILIMANGJARO 2003
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MAGGIO 2003
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Nel mondo della Fondazione Emilia Bosis, “geografia dell’altrove Kilimanjaro 2003” vuole essere ed è un’eccezione, un fenomeno inedito e a latere della storia dei viaggi realizzati.
Questo catalogo è una scheggia geniale e irripetibile che sfugge a qualsiasi logica interna al tecnicismo del settore socio-sanitario.
La pratica della fotografia, accompagnata dalla parola dei protagonisti, è pur sempre una carezza sulla ferita delle cose che genera un senso di trepidazione propria di chi presagisce qualcosa che sta per accadere o propria dello sguardo del veggente in trepida attesa di un evento che sta per svelarsi.
Il viaggio in Africa ha inteso dichiarare un pensiero sulla poetica del moto interiore e una parola che avvolga le fotografie come in un’ovatta, sapendo che essa non svelerà del tutto l’esperienza vissuta, che resta e resterà come una tenda impenetrabile.
“Ho sempre sognato un giorno di andare in Africa, di rilassarmi tra la natura.Gli africani hanno una grande vastità di terreno.Infine mi sembra di essere in una terra in cui io non c’entro, perché non sono abituato a vedere la gente così carica di pesi e di miseria.Siamo nel cuore dell’Africa e la fauna è bellissima”. (Fabio)
“In Africa spero di trovare l’aria più pulita rispetto al nostro inquinamento, e soprattutto tanta natura”. (Matteo)
“Questo è un po’ come se fosse il mio ambiente naturale e anche l’adattamento al cibo mi è facile in quanto c’è abbondanza di frutta e succo; soltanto il caffè mi manca”. (Ivan)
“E’ la prima volta che mi allontano così e per parecchi giorni da casa, mi ci voleva proprio di cambiare un po’ d’aria. Stamattina pensavo di essere fuori dal mondo, era anche una bella sensazione che non mi impauriva. Mi sento libera come l’aria, libera dall’aria e dai pensieri bergamaschi”. (Silvia)
“Sono contento che stasera ci sono i bicchieri di vetro, la coca-cola nei bicchieri di plastica non è buona. Sono contento che manca mezz’ora alla cena. Sono curioso di fare il safari, è la prima volta. Non sarà pericoloso perché saremo sull’auto”. (Roberto)
“E’ stata la curiosità che mi ha spinto a fare questo viaggio in Africa, a visitare posti lontani e gente molto diversa da noi, la curiosità è più forte della paura, piano piano sto uscendo dal mio guscio. La cosa che più mi ha colpito è la varietà di fauna. Ho riscoperto l’inglese qui in Tanzania”. (Flavio)
“L’AFRICA E’ UN CONTINENTE TROPPO GRANDE PER POTERLO DESCRIVERE. E’ UN OCEANO, UN PIANETA A SE’ STANTE, UN COSMO VARIO E RICCHISSIMO. E’ SOLO PER SEMPLIFICARE E PER PURA COMODITA’ CHE LO CHIAMIAMO AFRICA. A PARTE LA SUA DENOMINAZIONE GEOGRAFICA, IN REALTA’ L’AFRICA NON ESISTE”.
(RYSZARD KAPUSCINSKI – “EBANO”)
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PAKISTAN
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA, G.DELLA VITE
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO DICEMBRE 2004
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In occasione del cinquantenario della conquista del K2, nel contesto della spedizione scientifica ed alpinistica celebrata nell’estate 2004 dal governo italiano, la Fondazione Emilia Bosis, che si occupa della cura e della riabilitazione di malati psichiatrici non nuova ad avventure ad alta quota, dopo il trekking himalayano sul tetto del mondo Everest 1998, LiberaMente in Patagonia, Kilimanjaro 2003, ha voluto intraprendere l’ascesa al Concordia e al campo base del K2 sul ghiacciaio del Baltoro in Pakistan.
Il Progetto Montagna è una delle attività proposte agli ospiti della Fondazione che attraverso l’utilizzo della montagna/natura, in quanto ambiente naturale poco modificato dall’uomo e ricco di stimoli diversi, offre la possibilità di condividere esperienze di vita significante alla costruzione dell’autostima, alla riconquista di un ruolo sociale e di una dignità di “essere umano”.
Impegnativo viaggio della speranza e della solidarietà.
Speranza come tentativo di riabilitazione e di integrazione dei pazienti partecipanti.
Solidarietà come modalità di rapporto, nella sfida provocatoria dell’avventura, per sfatare luoghi comuni e tabù ancora floridi sulla malattia mentale.
Al contempo portare aiuti economici, in termini di denaro e farmaci alle comunità locali della montagna pakistana gravitanti sul dispensario di Askole.
“Viaggiare nel mondo porta a conoscere nuove terre, incontrare popoli e culture diverse dalle proprie, ma inevitabilmente ti costringe ad intraprendere un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici dell’uomo. Nel silenzio di una natura grandiosa, al cospetto di alte cime, puoi trovare l’armonia con l’universo e con se stessi. La cura di tutte le cure è quella di cambiare punto di vista, di cambiare se stessi e con questa rivoluzione interiore dare il proprio contributo alla speranza di un mondo migliore, perché i miracoli esistono, ma ognuno deve essere l’artefice del proprio”.
(Tiziano Terzani)
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Ufficio amministrativo “Cascina Germoglio” Verdello tel. 035-4813807 dal lun al ven. 9.00-12.00 Sig.ra Elena o Marco Facoetti
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OLTRALTRO
Tra i confini dell’anima e della follia
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: Pier Giacomo LUCCHINI
P.G.Lucchini,R.Castelli,A.Testa,E.Chiesa,E.Crimi,L.Appolonia,L.Bonanomi,
S.Merelli,M.Facoetti,I.Rota Graziosi,P.P.Martucci,R.Corsa,M.Azzini,G.Valent,
A.Biffi,S.Armanelli,E.Lodetti,A.Tirloni.
MORETTI E VITALI
STAMPATO OTTOBRE 2006
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Oltraltro, tra i confini dell’anima e della follia, come luogo non-luogo in cui si disgelano nuove possibilità di risposte, che rimandano ad altre domande e ad altre possibili risposte ancora; qualcosa che disgelandosi, penetra scorrendo nel corpo, nei pensieri, fuori di noi, nei volti degli altri.
Qualcosa di misterioso, di tragico, di comico che chiama a sé, si avvicina e se ne va via per ritornare ad approssimarsi, che scuote, che stupisce, che impaurisce, che sostiene e pretende sostegno.
E’ l’intuizione dell’ “esistenza dell’altro” da me.
“…Quello che sta succedendo alla psichiatria: l’operatore psichiatrico è sempre più osservatore delle nuove generazioni di pazienti, sempre più lontano dalla vita dei pazienti, sempre più manager efficeiente ed efficace –quando gli riesce- che si è dimenticato del paziente stesso, che è originariamente e fondamentalmente “persona”. Mi consola il fatto, che comunque, l’operatore psichiatrico non è un essere privilegiato e, ad eccezione di qualcuno, non ha un nutrito conto in banca. E quindi, come direbbe Husserl e la compagnia dei fenomenologi, sforziamoci di “ritornare alle cose stesse”, oppure, come diceva Heidegger, “non occorrono ragionamenti complicati ma piuttosto un’eroica ingenuità”.Severino, Husserl, Heidegger, ci delineano i tratti di un buon “operatore psichiatrico”: Ella o Egli, “facciano ritorno alle cose stesse, con eroica ingenuità consapevoli che non è facile essere operatori psichiatrici…”.
(Pier Giacomo Lucchini)
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NATURALMENTE
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI:P.G. LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MARZO 2005 (1°RISTAMPA NOVEMBRE 2009)
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NaturalMente “crono il distruttore” siamo noi: buco dell’ozono, effetto serra, esaurimento delle risorse, inquinamento.
Sono questi i frutti recenti di una coscienza ecologica sempre più in crisi.
Fermare il tempo è impossibile; ma quel che occorre davvero arrestare è lo spirito di devastazione che rischia di rendere inabitabile il “mondo creato”.
Allora, classiche polarità come ordine e caso, anima e corpo, natura e tecnica, verità ed errore, tecnologia ed ecologia, natura e progresso non appariranno più come opposizioni bensì come sfumature e il ritrovarsi “abitatori del tempo” non costituirà più una condanna ma un’occasione.
“Questo è il tentativo di “Progetto Equus-Natura Solidale” che si avvale del cavallo come policromia di colori spalmati su una fantastica tavolozza.
L’immagine proiettata dal progetto non è solo un’immagine prodotta per essere guardata, ma soprattutto è un’immagine che riflette ed espande nello spazio i propri effetti cromatici”. (P.G. Lucchini)
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MI CHIAMO EMILIA E SONO…
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA, P.RIVIERA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MAGGIO 2008
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Emilia Bosis è un’acuta signora che ha conosciuto in prima persona il disagio psichico. Emilia nasce a Milano nel 1935; si trasferisce in seguito nella casa di famiglia in Città Alta sul colle S.Vigilio a Bergamo. Per motivi di salute è stata accolta nel 1995 nella Comunità Logos dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Bergamo dove ha partecipato a diversi laboratori espressivi.
Nel 1998, dal suo intento e dalla sua generosità, nasce la Fondazione Emilia Bosis. Per questo suo grande gesto riceve la benemerenza del comune di Bergamo nel 2001 e la Regione Lombardia Le assegna nel 2004 il premio Rosa Camusa.
Appassionata di pittura, poesia, teatro, ha operato per molti anni nel suo atelier. Espone lavori nella mostra collettiva “Impronte del Corpo e della Mente” al Teatro Sociale di Bergamo e scrive una poesia che legge per l’inaugurazione.
Recita nello spettacolo “Altre mattinate” al teatro Donizetti di Bergamo. Espone una selezione dei suoi lavori nella mostra “L’Arte dei Puri” al Teatro Sociale di Bergamo, pubblicati con un’intervista nel catalogo.
Interprete principale nello spettacolo “Buio e altro” al teatro Donizetti di Bergamo e protagonista del film “Il Sottile Filo Rosso”.
Partecipa al Maurizio Costanzo Show in una puntata dedicata a storie di donne.
Ancora protagonista nello spettacolo “Posso parlare?” al Teatro Donizetti di Bergamo.
Attualmente vive nella comunità di Via Mentana della Fondazione, anche se non è più attiva come un tempo, è ancora viva in Lei la passione per l’arte e l’amore per il prossimo.
In tutti Noi sono vive la gratitudine e la riconoscenza.
“Tà metà tà physikà”: “le cose che stanno oltre le cose naturali”. Così Andronico di Rodi, nel I secolo a.C., ripartendone l’opera per la prima edizione critica definiva la raccolta eterogenea degli scritti di Aristotele che da allora va sotto il nome, appunto di Metafisica. Sedotta dalla straordinaria pertinenza del neologismo, la filosofia se ne è subito innamorata e ne ha fatto una categoria dello spirito, una vera e propria teoria del desiderio teoretico. Il linguaggio comune, da parte sua, l’ha presa per come riusciva a capirla, aggrappandosi al suo senso più immediato di luogo ulteriore o superiore ed alla concretezza inoppugnabile dell’estensione materiale; quel che si dice monetizzare un’intuizione investendo nella solidità del mattone. L’oltre è diventato altro, un al di là risolto con una duplicazione dello spazio visibile e vivibile, un rimando topologico che addita oltre alla sfera meramente naturale conquistando una dimensione di senso, anche se a scapito di un’autonoma cogenza della realtà.
Metafisico alias trascendente, il non-luogo come archetipo della genesi infinita degli spazi, iperuranio peripatetico: l’ennesimo happening dell’Assoluto, insomma, seguendo i cippi posti sulla strada dallo Stagirita stesso, con quelle vertiginose pagine sulla Causa Prima e quella immagine del Divino come pensiero di pensiero che, più che un accenno, è un’istigazione al “deliquio metafisico”.
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IN UN CHICCO D’UVA COME NEL GUSCIO DELLA MIA VITA
A CURA DI PIER GIACOMO LUCCHINI
PREFAZIONE DI ALESSANDRO GARZELLA
(EDIZIONI MORETTI E VITALI)
STAMPATO GIUGNO 2009
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Un percorso conoscitivo ispirato, fra le viti e le cantine dove si celebra il miracolo: la trasformazione del chicco d’uva in vino, metafora del percorso verso il Centro, verso l’Altissimo, verso la Libertà.
Qual è il sottile filo rosso che lega il vino all’assoluto?
Nella stessa liturgia cattolica, si assiste, per il credente, alla perenne trasformazione del vino nello stesso sangue del Cristo.
Il vino è, non solo per la dimensione spirituale ma nell’intera vita dell’uomo, un forte simbolo evocativo di ebbrezza e di poesia: capace di scaldare il cuore dell’uomo e di renderlo più docile al dialogo e al confronto, ma nello stesso tempo se bevuto in dosi estreme lo rende schiavo di comportamenti bizzarri, a volte violenti.
L’ebbrezza del cuore non è l’ubriacatura, questa è ottundimento e svilimento della dignità stessa dell’uomo, la vera ebbrezza è invece possibilità di confronto, di gioia e di poesia.
La ricerca dell’assoluto non ha forse né un inizio né una fine, infatti, come è possibile ricercare ciò o chi è da sempre?
Tale interrogazione metafisica rende l’umanità schiava di una perenne ricerca, perfino per coloro che si dichiarano non credenti, impegnati in una lotta potente che ne dilania i cuori e le menti. Il libro è una dichiarazione d’amore, tra colline rivestite di viti gravide d’uva, tra il profumo del vino che canta mentre fermenta, le bottiglie d’annata che guardano l’autore annunciandogli che la poesia può anche essere un dono dell’ebbrezza dionisiaca e dunque una possibilità verso il divino, l’assoluto.
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NORMANDIA 2010
A CURA DI: P.G. LUCCHINI, R. CASTELLI, A. TESTA, G. DELLA VITE
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO OTTOBRE 2010
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“…l’anno 2010 ci ha regalato una regione della Francia, immensa e affascinante: la Normandia. Siamo partiti alla scoperta di questa terra, ricca di storia e di natura, per coglierne tutta la bellezza. Ne abbiamo esplorato i grandi spazi, ci siamo soffermati sulla varietà di colori dei paesaggi, sull’accoglienza della gente, sulla magnificenza dei suoi cavalli, sulla complessità e la semplicità della loro cultura contadina e soprattutto sull’originalità dei loro valori.
Per questo e altro, accanto al viaggio fotografico abbiamo abbinato le citazioni dei grandi maestri della letteratura e alcuni aforismi. Il libro propone un viaggio spirituale nel cuore più autentico della terra di Normandia”.
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L’ARTE DEI PURI
Quando la poesia rinasce e il manicomio muore
A CURA DI: P.G. LUCCHINI, A.TESTA, R.CASTELLI
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
(prefazione di MARIA RITA PARSI, con il contributo di E. TADINI, G. DI FIDIO; G:R: PICCOLI; G: VICENTINI)
Edizioni LARUS srl –Bergamo Italy
(finito di stampare nel mese di Luglio 1999)
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Se ciò non avviene, l’origine della ferita che fu prodotta nei secoli attraverso la segregazione e l’internamento negli istituti manicomiali di tante persone, continuerà a sprigionare sangue e contraddizioni.
L’Arte dei puri, si pone come commento di verifica e di confronto con la città, come “termometro” culturale e civile delle nostre intelligenze. L’Arte dei puri sancisce la definitiva chiusura del “manicomio”, e getta le fondamenta di una struttura sociale più equa e più aperta nei confronti dei pazienti psichiatrici.
Testimone di tutto ciò, è la Fondazione “Emilia Bosis”, che con le proprie strutture architettoniche e comunitarie, con la propria equipe professionale e con una filosofia di lavoro radicata negli anni, ha inteso proseguire sul territorio un forte lavoro di riabilitazione e di risocializzazione a favore dei pazienti psichiatrici.
Un grazie infinito e sincero ad Emilia Bosis, che con un atto filantropico e benefico ha aperto le porte dell’Arte dei Puri, facendo rinascere in tutti noi nuova voglia di vivere e di lottare insieme contro le ingiustizie sociali.
Le idee comuni nell’ambito della malattia mentale, e una visione culturalmente riabilitativa dell’utilizzo dell’arte come momento pregnante di una crescita umana, soprattutto per i pazienti psichiatrici, hanno prodotto l’Arte dei Puri.
Per informazioni o acquistare il libro rivolgersi a:
Ufficio amministrativo “Cascina Germoglio” Verdello tel. 035-4813807 dal lun al ven. 9.00-12.00 Sig.ra Elena o Marco Facoetti
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LIBERAMENTE IN PATAGONIA
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MARZO 2002
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )E ancora: “libertà finita che non è prima, che non è iniziale; ma in una responsabilità infinita in cui l’altro non è altro perché urta e limita la mia libertà, ma in cui egli può accusarmi fino alla persecuzione poiché l’altro, assolutamente altro, è altri”.
In quest’ottica, la riabilitazione psichiatrica diviene poesia, letteratura esistenziale, vocabolario dell’anima e soprattutto una avventura autentica tra le meraviglie della natura: da Buenos Aires a Puerto Natales alle pendici delle Torri del Paine in Cile, dall’incantevole laguna Amarga a El Calafate al possente ghiacciaio Perito Moreno, dalla solitaria laguna Capri a El Chalten alle pendici dei maestosi Fitz Roy e Cerro Torre sino al deserto patagonico del lago Viedma, ed infine alla incontaminata natura della Peninsula di Valdès.
Un’esperienza di vita.
In comune.
Liberamente in Patagonia.
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KILIMANGJARO 2003
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MAGGIO 2003
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )Nel mondo della Fondazione Emilia Bosis, “geografia dell’altrove Kilimanjaro 2003” vuole essere ed è un’eccezione, un fenomeno inedito e a latere della storia dei viaggi realizzati.
Questo catalogo è una scheggia geniale e irripetibile che sfugge a qualsiasi logica interna al tecnicismo del settore socio-sanitario.
La pratica della fotografia, accompagnata dalla parola dei protagonisti, è pur sempre una carezza sulla ferita delle cose che genera un senso di trepidazione propria di chi presagisce qualcosa che sta per accadere o propria dello sguardo del veggente in trepida attesa di un evento che sta per svelarsi.
Il viaggio in Africa ha inteso dichiarare un pensiero sulla poetica del moto interiore e una parola che avvolga le fotografie come in un’ovatta, sapendo che essa non svelerà del tutto l’esperienza vissuta, che resta e resterà come una tenda impenetrabile.
“Ho sempre sognato un giorno di andare in Africa, di rilassarmi tra la natura.Gli africani hanno una grande vastità di terreno.Infine mi sembra di essere in una terra in cui io non c’entro, perché non sono abituato a vedere la gente così carica di pesi e di miseria.Siamo nel cuore dell’Africa e la fauna è bellissima”. (Fabio)
“In Africa spero di trovare l’aria più pulita rispetto al nostro inquinamento, e soprattutto tanta natura”. (Matteo)
“Questo è un po’ come se fosse il mio ambiente naturale e anche l’adattamento al cibo mi è facile in quanto c’è abbondanza di frutta e succo; soltanto il caffè mi manca”. (Ivan)
“E’ la prima volta che mi allontano così e per parecchi giorni da casa, mi ci voleva proprio di cambiare un po’ d’aria. Stamattina pensavo di essere fuori dal mondo, era anche una bella sensazione che non mi impauriva. Mi sento libera come l’aria, libera dall’aria e dai pensieri bergamaschi”. (Silvia)
“Sono contento che stasera ci sono i bicchieri di vetro, la coca-cola nei bicchieri di plastica non è buona. Sono contento che manca mezz’ora alla cena. Sono curioso di fare il safari, è la prima volta. Non sarà pericoloso perché saremo sull’auto”. (Roberto)
“E’ stata la curiosità che mi ha spinto a fare questo viaggio in Africa, a visitare posti lontani e gente molto diversa da noi, la curiosità è più forte della paura, piano piano sto uscendo dal mio guscio. La cosa che più mi ha colpito è la varietà di fauna. Ho riscoperto l’inglese qui in Tanzania”. (Flavio)
“L’AFRICA E’ UN CONTINENTE TROPPO GRANDE PER POTERLO DESCRIVERE. E’ UN OCEANO, UN PIANETA A SE’ STANTE, UN COSMO VARIO E RICCHISSIMO. E’ SOLO PER SEMPLIFICARE E PER PURA COMODITA’ CHE LO CHIAMIAMO AFRICA. A PARTE LA SUA DENOMINAZIONE GEOGRAFICA, IN REALTA’ L’AFRICA NON ESISTE”.
(RYSZARD KAPUSCINSKI – “EBANO”)
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Ufficio amministrativo Bergamo (Via Mentana) tel. 035-315409 dal lun. al Ven. 9.00-14.00 Sig.ra Anna
PAKISTAN
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA, G.DELLA VITE
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO DICEMBRE 2004
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Il Progetto Montagna è una delle attività proposte agli ospiti della Fondazione che attraverso l’utilizzo della montagna/natura, in quanto ambiente naturale poco modificato dall’uomo e ricco di stimoli diversi, offre la possibilità di condividere esperienze di vita significante alla costruzione dell’autostima, alla riconquista di un ruolo sociale e di una dignità di “essere umano”.
Impegnativo viaggio della speranza e della solidarietà.
Speranza come tentativo di riabilitazione e di integrazione dei pazienti partecipanti.
Solidarietà come modalità di rapporto, nella sfida provocatoria dell’avventura, per sfatare luoghi comuni e tabù ancora floridi sulla malattia mentale.
Al contempo portare aiuti economici, in termini di denaro e farmaci alle comunità locali della montagna pakistana gravitanti sul dispensario di Askole.
“Viaggiare nel mondo porta a conoscere nuove terre, incontrare popoli e culture diverse dalle proprie, ma inevitabilmente ti costringe ad intraprendere un viaggio interiore, il viaggio di ritorno alle radici dell’uomo. Nel silenzio di una natura grandiosa, al cospetto di alte cime, puoi trovare l’armonia con l’universo e con se stessi. La cura di tutte le cure è quella di cambiare punto di vista, di cambiare se stessi e con questa rivoluzione interiore dare il proprio contributo alla speranza di un mondo migliore, perché i miracoli esistono, ma ognuno deve essere l’artefice del proprio”.
(Tiziano Terzani)
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Ufficio amministrativo “Cascina Germoglio” Verdello tel. 035-4813807 dal lun al ven. 9.00-12.00 Sig.ra Elena o Marco Facoetti
Ufficio amministrativo Bergamo (Via Mentana) tel. 035-315409 dal lun. al Ven. 9.00-14.00 Sig.ra Anna
OLTRALTRO
Tra i confini dell’anima e della follia
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: Pier Giacomo LUCCHINI
P.G.Lucchini,R.Castelli,A.Testa,E.Chiesa,E.Crimi,L.Appolonia,L.Bonanomi,
S.Merelli,M.Facoetti,I.Rota Graziosi,P.P.Martucci,R.Corsa,M.Azzini,G.Valent,
A.Biffi,S.Armanelli,E.Lodetti,A.Tirloni.
MORETTI E VITALI
STAMPATO OTTOBRE 2006
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )Oltraltro, tra i confini dell’anima e della follia, come luogo non-luogo in cui si disgelano nuove possibilità di risposte, che rimandano ad altre domande e ad altre possibili risposte ancora; qualcosa che disgelandosi, penetra scorrendo nel corpo, nei pensieri, fuori di noi, nei volti degli altri.
Qualcosa di misterioso, di tragico, di comico che chiama a sé, si avvicina e se ne va via per ritornare ad approssimarsi, che scuote, che stupisce, che impaurisce, che sostiene e pretende sostegno.
E’ l’intuizione dell’ “esistenza dell’altro” da me.
“…Quello che sta succedendo alla psichiatria: l’operatore psichiatrico è sempre più osservatore delle nuove generazioni di pazienti, sempre più lontano dalla vita dei pazienti, sempre più manager efficeiente ed efficace –quando gli riesce- che si è dimenticato del paziente stesso, che è originariamente e fondamentalmente “persona”. Mi consola il fatto, che comunque, l’operatore psichiatrico non è un essere privilegiato e, ad eccezione di qualcuno, non ha un nutrito conto in banca. E quindi, come direbbe Husserl e la compagnia dei fenomenologi, sforziamoci di “ritornare alle cose stesse”, oppure, come diceva Heidegger, “non occorrono ragionamenti complicati ma piuttosto un’eroica ingenuità”.Severino, Husserl, Heidegger, ci delineano i tratti di un buon “operatore psichiatrico”: Ella o Egli, “facciano ritorno alle cose stesse, con eroica ingenuità consapevoli che non è facile essere operatori psichiatrici…”.
(Pier Giacomo Lucchini)
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NATURALMENTE
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI:P.G. LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MARZO 2005 (1°RISTAMPA NOVEMBRE 2009)
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )NaturalMente “crono il distruttore” siamo noi: buco dell’ozono, effetto serra, esaurimento delle risorse, inquinamento.
Sono questi i frutti recenti di una coscienza ecologica sempre più in crisi.
Fermare il tempo è impossibile; ma quel che occorre davvero arrestare è lo spirito di devastazione che rischia di rendere inabitabile il “mondo creato”.
Allora, classiche polarità come ordine e caso, anima e corpo, natura e tecnica, verità ed errore, tecnologia ed ecologia, natura e progresso non appariranno più come opposizioni bensì come sfumature e il ritrovarsi “abitatori del tempo” non costituirà più una condanna ma un’occasione.
“Questo è il tentativo di “Progetto Equus-Natura Solidale” che si avvale del cavallo come policromia di colori spalmati su una fantastica tavolozza.
L’immagine proiettata dal progetto non è solo un’immagine prodotta per essere guardata, ma soprattutto è un’immagine che riflette ed espande nello spazio i propri effetti cromatici”. (P.G. Lucchini)
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MI CHIAMO EMILIA E SONO…
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
A CURA DI: P.G.LUCCHINI, R.CASTELLI, A.TESTA, P.RIVIERA
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO MAGGIO 2008
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )Emilia Bosis è un’acuta signora che ha conosciuto in prima persona il disagio psichico. Emilia nasce a Milano nel 1935; si trasferisce in seguito nella casa di famiglia in Città Alta sul colle S.Vigilio a Bergamo. Per motivi di salute è stata accolta nel 1995 nella Comunità Logos dell’ex Ospedale Neuropsichiatrico di Bergamo dove ha partecipato a diversi laboratori espressivi.
Nel 1998, dal suo intento e dalla sua generosità, nasce la Fondazione Emilia Bosis. Per questo suo grande gesto riceve la benemerenza del comune di Bergamo nel 2001 e la Regione Lombardia Le assegna nel 2004 il premio Rosa Camusa.
Appassionata di pittura, poesia, teatro, ha operato per molti anni nel suo atelier. Espone lavori nella mostra collettiva “Impronte del Corpo e della Mente” al Teatro Sociale di Bergamo e scrive una poesia che legge per l’inaugurazione.
Recita nello spettacolo “Altre mattinate” al teatro Donizetti di Bergamo. Espone una selezione dei suoi lavori nella mostra “L’Arte dei Puri” al Teatro Sociale di Bergamo, pubblicati con un’intervista nel catalogo.
Interprete principale nello spettacolo “Buio e altro” al teatro Donizetti di Bergamo e protagonista del film “Il Sottile Filo Rosso”.
Partecipa al Maurizio Costanzo Show in una puntata dedicata a storie di donne.
Ancora protagonista nello spettacolo “Posso parlare?” al Teatro Donizetti di Bergamo.
Attualmente vive nella comunità di Via Mentana della Fondazione, anche se non è più attiva come un tempo, è ancora viva in Lei la passione per l’arte e l’amore per il prossimo.
In tutti Noi sono vive la gratitudine e la riconoscenza.
“Tà metà tà physikà”: “le cose che stanno oltre le cose naturali”. Così Andronico di Rodi, nel I secolo a.C., ripartendone l’opera per la prima edizione critica definiva la raccolta eterogenea degli scritti di Aristotele che da allora va sotto il nome, appunto di Metafisica. Sedotta dalla straordinaria pertinenza del neologismo, la filosofia se ne è subito innamorata e ne ha fatto una categoria dello spirito, una vera e propria teoria del desiderio teoretico. Il linguaggio comune, da parte sua, l’ha presa per come riusciva a capirla, aggrappandosi al suo senso più immediato di luogo ulteriore o superiore ed alla concretezza inoppugnabile dell’estensione materiale; quel che si dice monetizzare un’intuizione investendo nella solidità del mattone. L’oltre è diventato altro, un al di là risolto con una duplicazione dello spazio visibile e vivibile, un rimando topologico che addita oltre alla sfera meramente naturale conquistando una dimensione di senso, anche se a scapito di un’autonoma cogenza della realtà.
Metafisico alias trascendente, il non-luogo come archetipo della genesi infinita degli spazi, iperuranio peripatetico: l’ennesimo happening dell’Assoluto, insomma, seguendo i cippi posti sulla strada dallo Stagirita stesso, con quelle vertiginose pagine sulla Causa Prima e quella immagine del Divino come pensiero di pensiero che, più che un accenno, è un’istigazione al “deliquio metafisico”.
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IN UN CHICCO D’UVA COME NEL GUSCIO DELLA MIA VITA
A CURA DI PIER GIACOMO LUCCHINI
PREFAZIONE DI ALESSANDRO GARZELLA
(EDIZIONI MORETTI E VITALI)
STAMPATO GIUGNO 2009
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )Un percorso conoscitivo ispirato, fra le viti e le cantine dove si celebra il miracolo: la trasformazione del chicco d’uva in vino, metafora del percorso verso il Centro, verso l’Altissimo, verso la Libertà.
Qual è il sottile filo rosso che lega il vino all’assoluto?
Nella stessa liturgia cattolica, si assiste, per il credente, alla perenne trasformazione del vino nello stesso sangue del Cristo.
Il vino è, non solo per la dimensione spirituale ma nell’intera vita dell’uomo, un forte simbolo evocativo di ebbrezza e di poesia: capace di scaldare il cuore dell’uomo e di renderlo più docile al dialogo e al confronto, ma nello stesso tempo se bevuto in dosi estreme lo rende schiavo di comportamenti bizzarri, a volte violenti.
L’ebbrezza del cuore non è l’ubriacatura, questa è ottundimento e svilimento della dignità stessa dell’uomo, la vera ebbrezza è invece possibilità di confronto, di gioia e di poesia.
La ricerca dell’assoluto non ha forse né un inizio né una fine, infatti, come è possibile ricercare ciò o chi è da sempre?
Tale interrogazione metafisica rende l’umanità schiava di una perenne ricerca, perfino per coloro che si dichiarano non credenti, impegnati in una lotta potente che ne dilania i cuori e le menti. Il libro è una dichiarazione d’amore, tra colline rivestite di viti gravide d’uva, tra il profumo del vino che canta mentre fermenta, le bottiglie d’annata che guardano l’autore annunciandogli che la poesia può anche essere un dono dell’ebbrezza dionisiaca e dunque una possibilità verso il divino, l’assoluto.
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NORMANDIA 2010
A CURA DI: P.G. LUCCHINI, R. CASTELLI, A. TESTA, G. DELLA VITE
FONDAZIONE EMILIA BOSIS
COLLANA “IL GERMOGLIO”
STAMPATO OTTOBRE 2010
( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERLA INGRANDITA )“…l’anno 2010 ci ha regalato una regione della Francia, immensa e affascinante: la Normandia. Siamo partiti alla scoperta di questa terra, ricca di storia e di natura, per coglierne tutta la bellezza. Ne abbiamo esplorato i grandi spazi, ci siamo soffermati sulla varietà di colori dei paesaggi, sull’accoglienza della gente, sulla magnificenza dei suoi cavalli, sulla complessità e la semplicità della loro cultura contadina e soprattutto sull’originalità dei loro valori.
Per questo e altro, accanto al viaggio fotografico abbiamo abbinato le citazioni dei grandi maestri della letteratura e alcuni aforismi. Il libro propone un viaggio spirituale nel cuore più autentico della terra di Normandia”.
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